Ciao Moreno.

Ciao Moreno, grazie di tutto.

Moreno è arrivato all’associazione che “non aveva niente”, non una famiglia, non una casa, non un soldo, aveva perso tutto, viveva sotto un ponte e si faceva ricoverare per ottenere un pasto caldo. La sua curatrice ha chiamato l’associazione dicendo “non ha niente da dare” e oggi pensando a Moreno viene in mente solo quanto abbia dato alla comunità e a chi lo ha incontrato. Ha trovato una famiglia, una casa e un pasto caldo. In comunità c’era “il piatto di Moreno” da aggiungere prima del suo arrivo o da mettere da parte sapendo che sarebbe arrivato più tardi, come in famiglia si fa per il fratello.

Sorprende come un dimenticato dalla società e dagli affetti diventi così caro alle persone che avvertono la sua mancanza e scrivono messaggi di commiato: dagli amici delle comunità, a tutti quelli che lo hanno conosciuto perché li aiutava nei parcheggi, perché partecipava alle recite con i bambini, perché aggiustava la caldaia, perché accompagnava alle visite, perché dava una mano dove era necessario senza lamentarsi ma con quel sorriso sulle labbra e quella risata breve e accesa che ti faceva sentire subito accanto ad un amico.

Moreno era arrivato con tante fragilità nella salute, e una debolezza nell’intelletto. Una persona mite, che era diventato il custode della casa per mamme e bambini, “l’uomo da aspettare” la sera per tante donne senza più un maschile come riferimento. Una presenza certa, su cui poter sempre contare per ogni piccola difficoltà quotidiana. “Sapevi che eri lì la mattina quando ti svegliavi e la sera quando andavi a dormire”. Quando si lamentava lo faceva con chi non aveva cura e responsabilità per la comunità, per chi non comprendeva l’importanza di occuparsi del cippato per la caldaia o dei frutti dell’orto. Questo perché aveva sposato la comunità e la sosteneva e se ne curava come si fa con chi si ama, nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia. Un esempio di quanto sia prezioso custodire, ascoltare gli altri, servire una causa in cui si crede.

E’stato accolto in casa dal direttore anche se non c’erano più posti in comunità e lo stesso da morto è stato accolto nella cappella di famiglia come un figlio. Ci sarà sempre un posto per Moreno nel nostro cuore vicino a noi, per quello che ci ha insegnato con la sua dedizione.