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Siamo nati nel settembre 1996 come gruppo informale (Il cenacolo); nel luglio 2003 siamo diventati associazione di volontariato “L’Albero della Vita” operando in favore di persone che soffrono di solitudine ed esclusione sociale a seguito di disturbi di ordine intellettivo, psicologico, psichiatrico e/o difficoltà d’integrazione socio-lavorativo.

 

La nostra azione è motivata dai seguenti principi:

Crediamo che ogni persona, qualunque siano i suoi doni o i suoi limiti, condivida una comune umanità, ha un valore unico e sacro e possiede eguale dignità e gli stessi diritti; i diritti fondamentali della persona non sono solo il diritto alla vita, alle cure, all’educazione, al lavoro e ad avere una sua casa ma anche i bisogni più profondi dell’essere umano quale di amare ed essere amato, il diritto all’amicizia, alla comunione e alla vita spirituale.

 

Crediamo che la persona ferita nelle sue capacità (intellettive, affettive, sensoriali, fisiche) o nella sua mente abbia delle possibilità di amore e di comunione.

 

Per il suo svantaggio o per l’abbandono o per le ferite ricevute la persona debole può presentare degli aspetti urtanti, ma può avere anche delle qualità di semplicità, accoglienza, gioia e pace che si rivelano quando la persona riceve quella sicurezza, quella fiducia, quell’affetto di cui ha bisogno, in un ambiente dove sia incoraggiata, riconosciuta, accettata, sostenuta da relazioni calorose e vere; solo a queste condizioni è possibile sviluppare le sue capacità e i suoi doni.

 

Nella sua sobrietà la persona debole ha il dono di toccare i cuori e di chiamare all’unità; per una società è un richiamo vivo dei valori essenziali del cuore senza i quali il sapere, il potere e l’agire perdono il loro senso e sono sviati dal loro fine.

 

La debolezza e la vulnerabilità della persona umana, non sono un ostacolo ma possono favorire l’unione con Dio; in effetti, è spesso attraverso la debolezza riconosciuta e accettata che si rivela l’amore liberatore di Dio nelle diverse confessioni religiose.