Emergenza abitativa. Una dura realtà dei nostri tempi

Arbor Vitae non si sottrae e cerca di dare qualche risposta

Anche se tecnicamente la Costituzione italiana non prevede il “diritto alla casa”, la base per l’essere umano è la dignità e senza casa per la propria famiglia, non esiste dignità.

La crisi, che ci attanaglia da oltre 10 anni è ancora lontana dalla fine, si vive una situazione di stallo e le povertà riguardano porte vicine e lontane, l’indifferenza non può essere lo status nel quale rifugiarsi. Se è vero che occorre ascoltare la realtà per progettare il futuro, la realtà, in merito, è drammatica.

L’occupazione abusiva di un’abitazione non è sicuramente la soluzione giusta a un bisogno, rischia di diventare una “guerra tra poveri” e può essere considerata una prevaricazione da chi fa sacrifici enormi per garantire un tetto dignitoso alla propria famiglia. L’occupazione abusiva di strutture disabitate di proprietà pubbliche  riflette una serie di mancate risposte e accordi tra le istituzioni. Occorre una politica abitativa strutturata.

La Cooperativa ArborVitae cerca di dare qualche piccola risposta in merito accogliendo famiglie in emergenza abitativa. Se Casa Martino a Sessant da tempo si occupa di donne vittime di violenza, sole o con bambini, da qualche giorno Casa Arata (che si trova a pochi passi) ospita due nuovi nuclei familiari con bambini.

Una donna sola con la sua bambina è invece a Casa Martino.

Si tratta di famiglie regolari sul territorio, che hanno perso un lavoro e che grazie a progetti, borse lavoro o tirocini formativi, cercheranno spiragli di futuro.

La vita in comunità ha delle regole che devono essere rispettate da tutti: turni per la cucina, per le pulizie, rispetto degli spazi altrui, delle differenze di etnie  (Casa Arata e Casa Martino  attualmente ospitano ben cinque etnie: marocchina, nigeriana, gambiana, maliana e ivoriana), si frequentano corsi e i bambini vanno regolarmente a scuola con l’aiuto e l’accompagnamento degli operatori.

Sicuramente una piccola goccia nel mare, ma, per citare il grande poeta Khalil Gibran, “ho conosciuto il mare meditando su una goccia di rugiada”.